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30-04-2021
UN DECRETO PENALE DI CONDANNA... E ADESSO?
Una piccola road map per orientarsi in tale situazione
Ricevendo un decreto penale di condanna (ne arrivano ad es. per guide in stato di ebbrezza, per omissioni contributive, previdenziali, fiscali nelle aziende, etc.) spesso non si sa che fare. Qui alcuni concetti di base per esaminare la questione. Cos`è. Il decreto di condanna può sembrare una multa amministrativa ma non lo è. In realtà è una sentenza penale senza processo, cioè un provvedimento giudiziale di condanna per un reato, emesso dal GIP, su richiesta del PM, senza contraddittorio con l`imputato. In questi casi si dice che il processo è solo eventuale e successivo, se lo chiede l`interessato, proponendo opposizione entro 15 gg. dalla notifica. Rischi e benefici. Come rito alternativo, esso riduce il carico di lavoro degli uffici giudiziari, quindi vi si associano effetti premiali per il condannato (è anche ridotta la pena); ma esso ha pure effetti negativi. In linea generale e a certe condizioni ad es. la condanna: viene scritta nel certificato del casellario giudiziale (fedina penale) anche se la sua visibilità varia a seconda che esso sia rilasciato a richiesta dell`Autorità Giudiziaria, della PA o di privati; va dichiarata nelle autocertificazioni su precedenti penali/ carichi pendenti; può costituire motivo ostativo alla partecipazione o motivo di esclusione da concorsi, gare, appalti pubblici, anche per la propria impresa, o far venir meno i requisiti amministrativi per esercitare certe attività; può inficiare il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno o la concessione della cittadinanza agli stranieri etc. Che fare. È delicato scegliere se fare acquiescenza al decreto, tenendolo come definitivo, o se opporsi affrontando il processo, comunque definibile con riti alternativi (patteggiamento, rito abbreviato, oblazione, etc.). Inoltre si può sempre, nel brevissimo termine di 15 gg., opporre il decreto, eventualmente modulando le richieste; per poi, copiati e visionati gli atti in fascicolo, valutare quale opzione conviene di più e quali linee difensive percorrere; infine, in prima udienza, scegliere definitivamente se rinunciare all`opposizione, tenendo il decreto, o se continuare il processo. Tratto da un mio articolo pubblicato su "Il Quindicinale" n. 833 di giovedì 24.10.2013